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11 aprile 2009 6 11 /04 /aprile /2009 21:53

 

Genesis, The Lamb lies down on Broadway

 

La trama

 

Rael è un teppista dei bassifondi di New York che una mattina, di ritorno da una delle sue scorribande notturne, viene colpito dalla visione di un agnello, un semplice ma incongruente agnello, sdraiato quasi a sbarrargli il cammino sul marciapiede di Broadway, tra i vapori che escono dalle grate degli impianti di riscaldamento. Mentre Rael fissa questo animale, una sorta di schermo solido su cui si proiettano immagini della vita di New York scende dal cielo e avanza verso di lui. Paralizzato dal terrore, egli non può fuggire finché lo schermo lo colpisce e al momento dell’urto egli sviene. Si riprende in uno strano mondo sotterraneo dove vivrà una fitta serie di avventure tra il mistico e il simbolico, imparando così a conoscere se stesso.


Dapprima è in un comodo bozzolo che lo fa sentire calmo e felice, tanto che si addormenta tranquillamente. Si sveglia sofferente in una vasta caverna dove deve combattere contro una gabbia di roccia che muovendosi rapidamente lo stringe fin quasi a soffocarlo. Egli scorge fuori dalla prigione suo fratello John che però, nonostante le sue invocazioni di aiuto, lo abbandona, e quando ormai è convinto di morire la gabbia sparisce e Rael è libero.


Giunge vagando a una strana fabbrica dove vengono assemblati esseri umani, ognuno con il suo bel futuro stampigliato come un marchio e tra i “prodotti finiti” pronti per la spedizione, insieme ad altri personaggi che hanno avuto un ruolo nella sua vita, egli può di nuovo scorgere il fratello. Questa visione di volti conosciuti fa riflettere Rael sul suo passato e sulle sue vicende di tutti i giorni.


Avanzando in una direzione apparentemente obbligata, il ragazzo giunge a un lungo corridoio dove molte persone si muovono lentamente carponi in direzione di una grossa e pesante porta di legno posta all’estremità opposta a quella da cui è entrato. Egli è l’unico che può muoversi liberamente e porre domande a quegli strani esseri condannati a strisciare. Giunto alla porta la apre e dietro trova una tavola imbandita con ogni ben di Dio, ma soprattutto, ben più importante per lui, una scala a chiocciola che sparisce in alto e che egli comincia subito a salire.


In cima alla scala si trova un’enorme caverna circolare dove una folla variegata discute animatamente su quale delle 32 porte che si trovano tutt’intorno alle pareti conduca alla libertà, dato che solo una conduce fuori mentre le altre riportano inesorabilmente indietro. Nella folla Rael incontra Lilith, una vecchia cieca che promette di portarlo in salvo grazie alla lieve brezza che soffia dalla porta giusta e che lei è in grado di cogliere grazie ai suoi sensi affinati da una vita vissuta al buio. Rael decide di fidarsi e si fa condurre in una stanza dove Lilith lo abbandona promettendogli che qualcuno verrà a prenderlo, però teme di essere caduto in trappola quando due globi luminosi entrano fluttuando a mezz’aria e sembrano volerlo aggredire. Terrorizzato, egli raccoglie delle pietre e manda i globi in frantumi, ma non appena questi si spezzano la volta crolla e per il protagonista sembra la fine. Trova però un passaggio tra le rocce e si salva ancora una volta.


Giunge così in una meravigliosa sala con un’ampia piscina di acqua calda e pensa di aver trovato un po’ di riposo, vede invece tre incredibili figure avanzare nuotando. Sono le meravigliose Lamia, esseri metà serpente e metà splendida donna, con le quali ha un’estatica esperienza sessuale. Non appena mordono la sua carne però, le Lamia muoiono e Rael, sconvolto per la perdita, si nutre dei loro corpi.


Lasciando la tragedia dietro di sé, il protagonista giunge a una strana colonia di grotteschi esseri deformi, gli Slippermen, che lo accolgono come uno di loro. Gli raccontano di essere tutti passati attraverso la stessa esperienza con le stesse Lamia, che si rigenerano ogni volta, e sono condannati per questo a passare la vita in una sfrenata e continua attività sessuale. Gli viene così svelata la tragica verità: anche lui è esattamente uguale agli altri e schiavo della stessa condanna, può però finalmente riunirsi al fratello, ridotto anch’egli a un informe ammasso di carne. Rael è sconfortato, ma dopo qualche tempo uno Slipperman gli rivela che se si ha il coraggio esiste una soluzione: si chiama castrazione. A praticarla è un medico pazzo che i fratelli dopo essersi consultati decidono di affrontare.

 

Il dottor Dyper, dopo averli operati consegna loro un ciondolo contenente il “frutto del peccato” da usare in caso di necessità e grazie al suo intervento, avvertendolo però con un certo anticipo. Mentre i due discutono della nuova situazione, un enorme corvo scende dall’alto e ruba i prezioso contenitore dalle mani di Rael.


Rael chiede aiuto a John, ma quest’ultimo non volendo rischiare il proprio carico, lo abbandona nuovamente al suo destino. Rael si lancia all’inseguimento del corvo in volo, solo per vederlo lasciar cadere il suo tesoro nelle tumultuose acque di un fiume sotterraneo. Mentre Rael scende una ripida parete per arrivare al fiume, ben deciso a riappropriarsi di ciò che è suo, sente delle grida di aiuto e vede il fratello dibattersi tra i flutti del fiume. Contemporaneamente scorge nella parete di roccia un’apertura che porta all’esterno, alla sua vecchia vita, che però si sta rapidamente chiudendo. Deve dunque decidere se fuggire salvando se stesso o salvare John e, pur disperato, volta le spalle alla finestra e si tuffa per salvare il fratello.


La lotta con la corrente è estenuante, ma quando finalmente i due raggiungono la riva Rael si accorge di qualcosa di incredibile: John ha il suo stesso volto! E mentre lo fissa stupito, come guardandosi allo specchio, una nebbia violacea li avvolge entrambi e in essa i fratelli si dissolvono.

 


Questo testo è tratto da un articolo scritto da Marco Simonetti e pubblicato su Ondarock

(www.ondarock.it/pietremiliari/genesis_thelamb.htm)

 


In The Cage

 

I got sunshine in my stomach
Like I just rocked my baby to sleep

I got sunshine in my stomach
But I can't keep me from creeping sleep
Sleep, deep in the deep

Rockface moves to press my skin
White liquids turn sour within
Turn fast - turn sour
Turn sweat - turn sour
Must tell myself that I'm not here
I'm drowning in a liquid fear
Bottled in a strong compression
My distortion shows obsession

In the cave
Get me out of this cave

If I keep self-control
I'll be safe in my soul
And the childhood belief
Brings a moment's relief
But my cynic soon returns
And the lifeboat burns
My spirit just never learns

Stalactites, stalagmites
Shut me in, look me tight
Lips are dry, throat is dry
Feel like burning, stomach churning

I'm dressed up in a white costume
Padding out left-over room
Body stretching, feel the wretching

In the cage
Get me out of the cage

In the glare of a light
I see a strange kind of sight
Of cages joined to form a star
Each person can't go very far
All tied to their things
They are netted by their strings
Free to flutter in memories of their wasted wings

Outside the cage I see my brother John
He turns his head so slowly round
I cry out "Help !" before he can be gone
And he looks at me without a sound

And I shout out "John, please help me !"
But he does not even want to try to speak
I'm helpless in my violent rage
And a silent tear of blood dribbles down his cheek

And I watch him turn again and leave the cage
My little runaway

In a trap, feel a strap
Holding still, pinned for kill
Chances narrow that I'll make it

In the cushioned straitjacket
Just like 22nd St.
And they got me my neck and feet
Pressure's building, can't take more
My headache's charged, earaches roar

In this pain
Get me out of this pain

If I could change to liquid
I could fill the cracks up in the rock
But I know that I am solid
And I am my own bad luck
Outside John disappears and my cage dissolves
And without any reason my body resolves


Keep on turning
Keep on turning
Turning around
Just spinning around
Down, down, down ...

 

 

C’è allegria nel mio stomaco

Come se avessi cullato il mio bambino per farlo addormentare

C’è allegria nel mio stomaco

E non riesco a trattenermi dal dormire

Dormire profondamente

 

Una superficie dura preme sulla mia pelle

Liquidi bianchi diventano acidi dentro

Diventano veloci – diventano acidi

Diventano dolci – diventano amari.

Devo convincermi che non sono qui

Sto affondando in una paura liquida

Imprigionato in una forte compressione,

La mia alterazione mostra ossessione

 

Nella grotta

Fatemi uscire da questa grotta!

 

Se mantengo l’autocontrollo

Avrò l’anima salva

E le credenze infantili

Portano conforto per un attimo

Ma il mio cinismo subito ritorna

E la scialuppa brucia

Il mio spirito non impara proprio mai

 

Stalattiti, stalagmiti

Mi rinchiudono, mi bloccano

Le labbra sono secche, la gola è asciutta

Mi sento come se bruciassi, lo stomaco si contorce

Sono vestito con un costume bianco

Che riempie il resto della stanza

Il corpo stiracchiato, sento lo squallore

 

Nella gabbia

Fatemi uscire da questa gabbia!

 

Nel bagliore della luce

Mi appare una strana visione

Di gabbie unite a formare una stella

Nessuno può andare molto lontano

Tutti legati alle loro cose

Sono intrappolati dai loro legami

Liberi solo di agitarsi nel ricordo delle loro ali ormai consumate

 

Fuori dalla gabbia vedo mio fratello John

Si guarda attorno molto lentamente

Grido “Aiuto” prima che se ne vada

E lui mi guarda senza emettere un suono

 

Io urlo “John, ti prego, aiutami!”

Ma lui neanche tenta di parlare

Sono impotente nella mia rabbia disperata

Ed una silenziosa lacrima di sangue gli scivola giù per la guancia


E lo vedo voltarsi di nuovo ed abbandonare la gabbia

La mia piccola speranza di fuga

 

Nella trappola sento la cinghia

Che mi stringe ancora, stringe per uccidere

Le speranze che io possa farcela diminuiscono

Nella camicia di forza imbottita.

Proprio come nella ventiduesima strada

Quando mi presero per le mani e per i piedi

La pressione aumenta, non ce la faccio più

La testa satura, le orecchie che rombano

 

Nel dolore

Fatemi uscire da questo dolore

 

Se potessi diventare liquido

Potrei scivolare tra le fessure della roccia

Ma sono solido

E questa è la mia disgrazia

Ma fuori John scompare e la gabbia si dissolve

E senza alcun motivo il mio corpo inizia a girare

 

Continua a girare

Continua a girare

Gira intorno

Ruota intorno

In giù, in giù, in giù …

 

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Published by Tiresia
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