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14 maggio 2009 4 14 /05 /maggio /2009 23:27

 

Il delitto Matteotti

 

 

 

Il primo giornale a parlare di “un’altra verità”, a riguardo del delitto Matteotti è stato proprio l’Avanti! del 27 luglio 1985 con un articolo di Antonio Landolfi dal titolo:


“La Massoneria e il delitto Matteotti: un’altra verità”


L’articolo faceva riferimento a quanto pubblicato da Matteo Matteotti nel suo libro “Quei vent’anni. Dal fascismo all’Italia che cambia”.

Intanto “Storia illustrata” nel suo numero del novembre 1985, dedicava ampio spazio all’argomento, pubblicando un articolo dal titolo:

“Delitto Matteotti. Fu uno sporco affare di petrolio”

E Matteo Matteotti, figlio del martire, in un altro articolo parlò del delitto. L’articolo ha un titolo:

“Dietro la morte di mio padre c’era il re”

e un sottotitolo:

“l’assassinio di Giacomo Matteotti non fu un delitto politico, ma affaristico. Mussolini non aveva alcun interesse a farlo uccidere. Sotto c’era lo scandalo di petrolio e la longa mano della Corona. La verità verrà presto a galla”.

 

Nel testo dell’articolo (intervista di Marcello Staglieno) si legge che il libro di Matteo Matteotti permette “interrogativi interessanti sull’assassinio di Giacomo Matteotti; questi: Vittorio Emanuele III ebbe una parte decisiva nel delitto? Il re implicato in quello scandalo del petrolio (l’affare Sinclair) di cui parlò e straparlò la stampa del tempo e, scoperto da Matteotti, manovrò per assassinarlo?”.

 

Nell’intervista Matteo Matteotti afferma che nel 1924 i giornali parlarono della denuncia che avrebbe dovuto essere portata da Giacomo Matteotti davanti alla Camera, riferendosi in particolare a un dossier, contenuto nella sua cartella il giorno del rapimento, che riguardava appunto, assieme alle bische, i petroli.

 

Nell’intervista affiora anche la Massoneria.

Dice Matteo Matteotti che “Stampa Sera” del 2 gennaio del 1978 pubblicò un articolo a firma di Giancarlo Fusco, con precise affermazioni: “in sintesi, eccole:

 

Nell’autunno del 1942, Aimone di Savoia, duca d’Aosta raccontò a un gruppo di ufficiali che nel 1924 Matteotti si recò in Inghilterra dove fu ricevuto, come massone d’alto grado, dalla Rispettabile Loggia “The Unicorn And The Lion”. E venne casualmente a sapere che in un certo ufficio della Sinclair, ditta americana associata all’Anglo Persian Oil, la futura Bp, esistevano due scritture private.

Dalla prima risultava che Vittorio Emanuele III, dal 1921, era entrato nel registro degli azionisti senza sborsare una lira; dalla seconda risultava l’impegno del re a mantenere il più possibile ignorati (covered) i giacimenti nel Fezzan tripolino e in altre zone dell’entroterra libico”. Aggiunse ancora: “Sempre sul piano delle ipotesi, ai primi di giugno a De Bono si sarebbe presentato un informatore, certo Thishwalder, con una notizia preziosa: Matteotti aveva un dossier sulle collusioni fra il re e la Sinclair”.

 

A queste notizie, la stampa quotidiana dedicò negli ultimi giorni dell’ottobre ’85 ampi servizi, fra i quali “la Repubblica” con un articolo di Alberto Stabile così intitolato:

“L’ipotesi collega il delitto del 1924 con l’affare del petrolio Sinclair. C’era la mano della Corona, nell’omicidio di mio padre.

Il figlio di Matteotti riscrive la storia”

La nota interessante è che tutti i giornali danno notizia dell’articolo pubblicato da Giancarlo Fusco per “Stampa Sera” del 2 gennaio 1978. Quello che ha veramente importanza è che l’onorevole Matteotti, non massone, è stato realmente ricevuto da una Loggia massonica con tutti gli onori. Ora è logico supporre che la presenza di un così prestigioso esponente dell’antifascismo in una Loggia massonica aveva un particolare significato e viene logico anche pensare che aveva un motivo: e cioè fornirgli documenti per aiutare i socialisti e le opposizioni democratiche a scrollarsi da dosso il fascismo (che la Massoneria internazionale già prevedeva funesto per l’Europa). Infatti tali documenti che compromettevano personalmente il re avrebbero suscitato una enorme impressione, scatenando una serie di reazioni dirompenti da rendere facile un capovolgimento della situazione italiana.

 

Molto più tardi, nel 1945, all’epoca della Repubblica di Salò, Mussolini confida al giornalista Carlo Silvestri che il delitto Matteotti era stato premeditato dagli sporchi ambienti finanziari che gravavano sul Pnf, allo scopo di destabilizzare il regime fascista.

 

Il “Candido”, nel suo numero del 30 gennaio 1986, dedica al “caso Matteotti” ben due pagine con sopratitolo:

“Finalmente la verità dopo sessanta anni di menzogne”

e titolo:

“L’assassinio dell’esponente socialista fu deciso in un ristretto ambiente affaristico e massonico milanese”.

E la tesi di tanti articolisti è questa

“La massoneria fa uccidere Matteotti per addossare la responsabilità a Mussolini e conseguentemente costringerlo alle dimissioni”

articoli finiti nel nulla, soprattutto per le “rivelazioni” del “Candido”:

“Il gruppo che decretò la morte di Matteotti era legato a grossi industriali, si trattava insomma di un gruppo di potere che poteva contare, fra l’altro, sull’attivo concorso della Massoneria di Palazzo Giustiniani e su uomini politici del peso di Filippo Turati e di Giovanni Amendola”

 

  

Mussolini ebbe a dire del rapimento e poi del delitto che era «una bufera che mi hanno scatenato contro proprio quelli che avrebbero dovuto evitarla» (alla sorella Edvige) in chiaro riferimento ad alcuni suoi collaboratori (De Bono, Marinelli, Finzi e Rossi, quasi tutti legati alla massoneria).

In un'altra occasione ebbe a definire il delitto «un cadavere gettato davanti ai miei piedi per farmi inciampare».

Nel discorso alla Camera del 13 giugno Mussolini aveva gridato:

Solo un nemico che da lunghe notti avesse pensato a qualcosa di diabolico contro di me, poteva effettuare questo delitto che ci percuote di orrore e ci strappa grida di indignazione

Al di là del mandante diretto, una tra le interpretazioni più accreditate in ambito storiografico è che fra le motivazioni del rapimento o comunque fra gli strascichi del delitto (che presumibilmente non era intenzionale) vi sia stato il tentativo degli estremisti fascisti di colpire direttamente Mussolini e la sua politica di apertura a sinistra e di parziale legalità parlamentare, impedendogli un riavvicinamento con i sindacalisti di sinistra (Mussolini aveva appena chiesto ad Alceste De Ambris di assumere incarichi di governo, ottenendone rifiuto) e perfino coi socialisti e la Confederazione Generale del Lavoro (CGL).

De Felice, infatti, dedica numerose pagine alle aperture mussoliniane verso sinistra prima e dopo le contestate elezioni del 1924, e bruscamente interrotte dal delitto Matteotti. In particolare al discorso parlamentare del 7 giugno 1924 (tre giorni prima del rapimento di Matteotti), nel quale lo storico individua fra le righe l'offerta "ai confederali di entrare nel governo".

 

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Published by Michele
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