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8 novembre 2009 7 08 /11 /novembre /2009 22:32

 

GENESIS

SUPPER'S READY
La cena è pronta
 




Due innamorati si fissano profondamente negli occhi perdendosi l'uno nell'altro. Si ritrovano completamente trasformati in corpi differenti.

 

“Sono stato sempre cosciente del fatto che i testi che scrivo mi riguardano in prima persona…. vedi, la prima parte di Supper’s Ready racconta una scena successa a me e a mia moglie Jill… Era notte, a casa dei genitori di Jill a Kensington, e tutti si erano già infilati nel letto… ci stavamo semplicemente guardando quando incominciarono ad accadere cose incredibili. Vedevamo, dentro i nostri volti, delle altre facce e… ero davvero spaventato: come se qualcuno fosse entrato dentro di noi e si proiettasse sui nostri volti. Era tardi ed eravamo molto stanchi, il che poteva facilitare certe allucinazioni… ma ti giuro che non avevamo né bevuto, né preso droghe…”.

 

“Poi, all’improvviso, Jill divenne una medium. Da quella notte non è più successo, per fortuna: lei ne fu terrorizzata, e anch’io, soprattutto del fatto che parlava con un’altra voce….”

 

“A Kensington c’è una strana stanza dove non riuscirei a dormire: è dipinta di azzurro e rosso porpora, due tonalità molto forti, ed era lì che tutto questo stava accadendo. Le tende cominciarono a svolazzare, ma non c’era vento, e tutta la stanza divenne fredda, di ghiaccio. E giurerei che ci fossero delle figure fuori dalla finestra, con dei mantelli bianchi. Sembrava un film dell’orrore, solo che era tutto terribilmente reale, come l’erba su cui camminavamo… io tremavo e sudavo freddo”.

 

“Alla fine con le prime cose che mi capitarono in mano, delle candele forse, tracciai una croce, tenendola in mano ogni volta che Jill parlava con quella voce…”

 

 

Peter Gabriel

 

(Brano tratto da “Genesis, la loro leggenda” di Armando Gallo, 1981; intervista a Peter Gabriel)

 

 


 
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22 ottobre 2009 4 22 /10 /ottobre /2009 12:44

 

Luciano De Crescenzo

 

VITA DI ERACLITO

scritta da lui medesimo

 

 

Mi chiamo Eraclito e sono nato a Efeso nel 540 avanti Cristo, poco prima della 69° Olimpiade. Dico così perché così mi hanno consigliato di dire, ma, a essere sincero, non so chi sia questo Cristo di cui tutti parlano: suppongo essere un filosofo nato nel 540 dopo Eraclito.

Mi hanno messo nel Limbo e vi assicuro che ci sto malissimo. Ho sempre avversato la “via di mezzo” e tutte le sciocchezze dette in proposito dai filosofi dei miei tempi. Qualcuno mi potrà rinfacciare che anch’io una volta ho sostenuto i pericoli della tracotanza, ma una cosa è invitare gli uomini a non eccedere, e un’altra predicare la giusta misura come ha fatto quel saccente di Aristotele con la sua to metrion.

Forse nel Limbo lui si sentirà come a casa sua, io no di certo. Se c’era qualcuno che meritava l’Inferno, questo qualcuno ero io. D’altra parte, sono o non sono il profeta del Fuoco? E allora, per Zeus, mettetemi nel Fuoco!

 

Quando ero già vecchio alcuni saggi mi vennero a trovare a Efeso: avevano saputo che c’era un pazzo che aveva strane teorie sulla creazione e volevano saperne di più. Quel giorno, ricordo, faceva un freddo terribile. I saggi mi sorpresero mentre mi stavo scaldando le mani a un camino.

“Sei tu Eraclito?” mi chiesero, fermandosi sulla soglia. E io subito: “Son’io”. Poi aggiunsi: “Accomodatevi pure accanto al Fuoco, o saggi, giacché è qui che abitano gli Dei”. “Cosa vuol dire?” chiesero loro. “Che furono gli Dei a creare il Fuoco?” “Esattamente il contrario, risposi io: fu il Fuoco a creare gli Dei, giacché è il Fuoco l’arbitro dei nostri destini. Il Fuoco sa sempre quello che fa, e quello che fa è sempre giusto. A noi non resta che accettarne le volontà!”.

 

Secondo alcuni, il posto ideale per trascorrere l’Oltretomba sarebbe il Paradiso. Per carità, niente di più sbagliato: non esiste luogo più noioso di quello. Non date ascolto ai sacerdoti quando, nei templi, vi promettono un’eternità fatta solo di giorni felici: mentono sapendo di mentire.

Non è possibile trascorrere giorni lieti se non si vivono anche quelli tristi, così come non è possibile apprezzare la felicità senza avere un’idea, quanto meno approssimativa, dell’infelicità. Lo stesso dicasi del piacere in relazione al dolore, e del riso disgiunto dal pianto. Fate come faccio io: più mi parlano bene del Paradiso, e più mi convinco che l’unica destinazione accettabile per uno come me sia l’Inferno.

 

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18 ottobre 2009 7 18 /10 /ottobre /2009 00:32

oriana fallaci

"IL SESSO INUTILE", 1961


di  Marianna Sassano

Pubblicato il 20 agosto 2009 - NSC anno V n. 22

 

 

"Il sesso inutile": ovvero le donne. Titolo provocatorio, pronunciato distrattamente dalle labbra di un’amica infelice e felicemente riutilizzato, per chiarire fin dall’inizio il tono di uno dei primi grandi reportage a firma di una giornalista e scrittrice che della provocazione fece una delle sue armi vincenti.

Era un’Oriana Fallaci poco più che trentenne, quella de Il sesso inutile, inchiesta che le commissionò nel 1960 il nuovo direttore dell’Europeo, Giorgio Fattori: obiettivo è quello di stilare un rapporto sulla condizione delle donne nel mondo, e Fallaci, accompagnata dal fotografo Duilio Pallottelli, viaggia attraverso Pakistan, India, Malesia, Singapore, Hong Kong, Giappone, Hawaii e Stati Uniti. Il reportage che realizza viene poi edito in volume nel 1961: prima pubblicazione con Rizzoli per l’autrice fiorentina.

Ripubblicato nella collana Opere di Oriana Fallaci che Bur ha stampato nel gennaio 2009, con prefazione di Giovanna Botteri, il libro ha come sottotitolo “Viaggio intorno alla donna”. Ovvero: viaggio intorno al mondo alla ricerca della donne. Ci sono le cinesi, con i piedi corti sette centimetri; ci sono le geishe, delle quali il mistero insondabile della sensualità sembra venire nervosamente dissacrato; ci sono le spose bambine in lacrime, ma incapaci - e impossibilitate - a pensarsi con un destino diverso. E mille altre donne dalle storie lontane, per il lettore del 2000 ma anche per quello del 1961.

Sono le storie di civiltà diverse dal mondo occidentale, affascinanti e paurose oggi ma chissà di quale portata evocativa, sociale e culturale agli inizi degli anni 60, quando la bomba della rivoluzione studentesca, e poi quella femminista, ancora erano sopite sotto il manto caldo delle tradizioni, dello sguardo dei parroci e dei partiti, del boom economico.

La stessa carriera di Oriana Fallaci fino a quel momento era stata caratterizzata in parte da temi mondani: l’allora direttore dell’Europeo, Michele Serra, l’aveva mandata a Hollywood a intervistare attori e registi (tra i più famosi: Alfred Hitchcock, Gregory Peck, Orson Welles, Frank Sinatra, Judy Garland), e il frutto di questa esperienza era stato raccolto e pubblicato ne I sette peccati di Hollywood nel ’58 da Longanesi. E tuttavia già nei primi anni 50 entrano nella penna della giornalista i semi della storia: nel 1954, a Teheran, intervista Soraya; nel 1956 è in Ungheria, a Budapest, per seguire l’insurrezione contro l’occupazione sovietica della capitale.

Il sesso inutile arriva dunque come un tipo di reportage nuovo. E nuovo è pure l’occhio di una donna che descrive le altre donne, con una libertà di giudizio inusuale e pressoché totale. Al punto che il motivo dell’inchiesta le appare dal principio ridicolo: perché le donne devono costituire un “argomento a parte”? Perché parlarne come di una specie protetta? Eppure, in questo viaggio attraverso civiltà e mentalità di fronte alle quali è possibile solo fermarsi e raccontare, ascoltando e registrando senza troppo commentare, proprio di specie protette Fallaci va scrivendo. E lo fa con la sua penna disincantata e veloce, con una prosa che già si avvicina al romanzo, ma anche con una profonda umanità che limita nel suo racconto la dose di giudizio che così pesantemente caratterizzerà la sua produzione futura. E neppure si trova l’afflato rivendicatorio che di lì a poco caratterizzerà il femminismo: Il sesso inutile è un libro di cronache.

È un’Oriana Fallaci giovane e curiosa, da rileggere: evitando di pensare al linguaggio delle invettive sui burqa degli ultimi pamphlet, piuttosto immaginandola alla scoperta del mondo con uno sguardo già deciso ma disposto, al contempo, a lasciarsi penetrare.
Nella prefazione al libro, scriveva infatti: «Per quanto mi è possibile, evito sempre di scrivere sulle donne e sui problemi che riguardano le donne. Non so perché, la cosa mi mette a disagio, mi appare ridicola. Le donne non sono una fauna speciale e non capisco per quale ragione esse debbano costituire, specialmente sui giornali, un argomento a parte: come lo sport, la politica e il bollettino meteorologico».

 

[...]

“E come un tale che non si ricorda di avere le orecchie perché ogni mattina se le ritrova al suo posto , e solo quando gli viene l'otite si accorge che esistono, mi venne in mente che i problemi fondamentali degli uomini nascono da questioni economiche, razziali, sociali, ma i problemi fondamentali delle donne nascono anche e soprattutto dall'essere donne. Non alludo solo a una certa differenza anatomica. Alludo ai tabù che accompagnano quella differenza anatomica e condizionano la vita delle donne nel mondo. Nei paesi mussulmani , ad esempio, nessun uomo ha mai nascosto la faccia sotto un lenzuolo per uscir nelle strade. In Cina nessun uomo ha mai avuto i piedi fasciati e ridotti a sette centimetri di muscoli atrofizzati e di ossa rotte. In Giappone nessun uomo è mai stato lapidato perché la moglie ha scoperto che non era vergine. (Si dice così per un uomo?Vedete: non esiste nemmeno la parola). Però tutte queste cose accaddero ed accadono ancora alle donne."

[…]

"Ai miei tempi dovevamo avere i piedi più corti possibile, non più di nove centimetri. I miei però sono più lunghi perché non li fascio da quarant'anni. Si cominciava a fasciarli a cinque anni e si usavano strisce di cotone, larghe un centimetro e mezzo e lunghe due metri. Si cominciava presto perché a quell'età le ossa sono tenere. Si fasciavano tutte le dita fuorché il dito grosso e si stringeva; ogni giorno più forte finché le ossa non si rompevano e le dita si piegavano facili sotto la pianta del piede. Finché le ossa non si erano rinsaldate, bisognava stare a letto e si sentiva un gran male. Una notte soffrivo tanto che mi tolsi le fasce ma mia madre mi picchiò e allora non osai più. Mia madre diceva che le ragazze coi piedi grossi non trovano marito e solo le contadine o le serve avevano i piedi grossi. Infatti un uomo di classe superiore che voleva sposare una donna di classe superiore chiedeva: Quanto sono corti i tuoi piedi? Se non erano abbastanza corti, egli poteva annullare le nozze. Insomma per quindici anni non mi fu mai permesso di sfasciare i miei piedi che altrimenti ricominciavano a crescere e così solo il mio corpo cresceva mentre i piedi diventavano sempre più piccoli e mia madre doveva comprarmi scarpe sempre più piccole o infilare il cotone nelle scarpe vecchie".

"C'è un detto in Cina: un secchio di lacrime per un paio di piedi fasciati. Però io di secchi ne ho riempiti più d'uno perché mia madre mi fasciava anche il seno. Per essere belle, non dovevamo avere le curve. Il seno doveva essere piatto, invisibile. Anche qui si sentiva un gran male"

Rise, chioccia, per il modo in cui seguivo il racconto. E batté le mani, contenta di avermi stupito. "Ora è tutto diverso e le ragazze fanno le prepotenti coi maschi. Ma ai miei tempi nessuna disgrazia poteva esser più grave di nascer donna. Quando nasceva una femmina la famiglia era in LUTTO e la femmina doveva imparare subito l'ubbedienza a padre e fratelli. Quando la femmina si sposava, doveva imparare l'ubbedienza al marito e alla suocera....". 

[....]

Io guardavo i reggiseni di gomma, poi pensavo a Hsiu Ying, e mi sembrava impossibile che fossero figlie delle donne descritte dalla vecchia signora coi piedi fasciati. Il loro mondo non aveva più alcun legame col suo, era un mondo ignaro di secchi di lacrime.  Sapevo, ad esempio, che le ragazze dal seno aggressivo ridevano al racconto delle nonne costrette a comprimersi il seno fino a renderlo piatto: il fabbricante di reggipetti di gomma aveva fatto una vera fortuna a Hong Kong. I reggipetti più commerciali erano tuttavia quelli che si gonfiano con la cannuccia e la moda stava ora spostandosi verso Pechino.

Il libro è del 1961..... sono passati quasi 50anni......  

 
 

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15 ottobre 2009 4 15 /10 /ottobre /2009 22:33

 

Charles Baudelaire

T’amo come l’immagine

(da “Spleen e Ideale” de “I fiori del male”)

 

 

Je t’adore à l’ègal de la voûte nocturne

T’amo come l’immagine della volta notturna,

o vaso di tristezza, o grande taciturna;

e più quando elusiva mi sfuggi, seducente

gemma delle mie notti, e ironicamente

leghe su leghe accumuli, distanze su distanze,

e rubi alle mie braccia le azzurre lontananze.

 

Io m’avanzo a combattere, all’assalto mi inerpico,

come sopra un cadavere uno stuolo di vermi:

o implacabile, cruda belva, più bella ancora

nel gelo che t’impetra e il cuore m’innamora.

 

 

 

  
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22 agosto 2009 6 22 /08 /agosto /2009 23:24
 

 

 

Pearl Jam


 

 

 

 

 

 

 

 

 

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8 agosto 2009 6 08 /08 /agosto /2009 21:48

 

Voglio vederti danzare…

 



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18 luglio 2009 6 18 /07 /luglio /2009 22:36

 

Il Canone di

Johann Pachelbel

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La critica musicale è concorde nell'attribuire al Canone di Pachelbel la fonte di ispirazione del brano Rain and Tears inciso nel 1968 dagli Aphrodite’s Child con Demis Roussos come cantante solista. In realtà sull'etichetta del 45 giri tra gli autori era riportato anche Pachelbel, quindi più che un di plagio si dovrebbe parlare di tributo alla genialità del compositore tedesco.

 

   




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18 luglio 2009 6 18 /07 /luglio /2009 01:03


 
Per favore non chiedere
(Please Don't Ask)

 

Per favore non chiedermi come mi sento, io sto bene
Piango un po' e dormo male... ma sto bene
Quando posso vederti?
Quando posso toccarti?
...
Ricordo quando era facile dirti ti amo
ora non posso dire se lo farei ancora...
ma posso tentare
...

(Genesis)


  
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14 luglio 2009 2 14 /07 /luglio /2009 22:35

 

Dalle braccia...

 

dalle braccia di un amore
e nelle braccia di un altro

 

m'ha salvato dal morire sulla croce
una signora che fuma marijuana
scrive canzoni e storie,
ed è molto più gentile dell'ultima,
molto molto più gentile,
e a letto è altrettanto brava o anche migliore.

 

non è piacevole essere messi in croce e lasciati là,
è molto più piacevole dimenticare un amore che
non funziona
come ogni amore
alla fine
non funziona...

 

è molto più piacevole far l'amore
lungo la spiaggia di Del Mar
nella camera 42, e dopo
stare a letto, seduti,
a bere vino buono, chiacchierare e toccare
fumare

ascoltare il rumore delle onde...

 

sono morto troppe volte
credendo e aspettando, aspettando
in una stanza
fissando il soffitto screpolato
aspettando il telefono, una lettera, un colpo all'uscio, un suono...
sentendo dentro crescere la rabbia
mentre nei locali notturni lei ballava con degli sconosciuti...

 

dalle braccia di un amore
e nelle braccia di un altro

non è piacevole morire sulla croce
è molto più piacevole sentire il tuo nome sussurrato
nel buio.

 

 

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11 luglio 2009 6 11 /07 /luglio /2009 21:53

 


Renato Zero

GUAI
(semmai sopravviverò
nel tuo pensiero...)





 




 

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