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12 aprile 2009 7 12 /04 /aprile /2009 16:30

 

Panta rei




Guardo una foto
di quando avevo sedici anni e ne guardo una d’oggi. Dio, come sono cambiato! Poi mi chiedo: ma quand’è che è successo? Di notte? Mentre dormivo? E come mai il mattino dopo non me ne sono accorto?

La verità è che cambiamo al rallentatore, attimo dopo attimo, cellula dopo cellula, come le lancette dell’orologio che si muovono anche se nessuno le vede muoversi.

Panta rei diceva Eraclito, tutto scorre, e con il tutto anche la vita passa senza che si possa far nulla per trattenerla. Sono voci e immagini che vengono dal passato. Si accavallano, si mischiano, si confondono, si spintonano l’un l’altra per paura di sparire per sempre in un blob senza capo né coda.

 

Tratto da “Panta rei”di Luciano De Crescenzo

 

 clessidra 500




E nel frattempo (mentre stai leggendo…), di nascosto, come un ladro, il tempo ti scippa le cellule. Qui ti ruba un neurone, lì ti sclerotizza una vena, là ti imbianca un capello.


Insomma tutto scorre, panta rei.



 


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11 aprile 2009 6 11 /04 /aprile /2009 21:53

 

Genesis, The Lamb lies down on Broadway

 

La trama

 

Rael è un teppista dei bassifondi di New York che una mattina, di ritorno da una delle sue scorribande notturne, viene colpito dalla visione di un agnello, un semplice ma incongruente agnello, sdraiato quasi a sbarrargli il cammino sul marciapiede di Broadway, tra i vapori che escono dalle grate degli impianti di riscaldamento. Mentre Rael fissa questo animale, una sorta di schermo solido su cui si proiettano immagini della vita di New York scende dal cielo e avanza verso di lui. Paralizzato dal terrore, egli non può fuggire finché lo schermo lo colpisce e al momento dell’urto egli sviene. Si riprende in uno strano mondo sotterraneo dove vivrà una fitta serie di avventure tra il mistico e il simbolico, imparando così a conoscere se stesso.


Dapprima è in un comodo bozzolo che lo fa sentire calmo e felice, tanto che si addormenta tranquillamente. Si sveglia sofferente in una vasta caverna dove deve combattere contro una gabbia di roccia che muovendosi rapidamente lo stringe fin quasi a soffocarlo. Egli scorge fuori dalla prigione suo fratello John che però, nonostante le sue invocazioni di aiuto, lo abbandona, e quando ormai è convinto di morire la gabbia sparisce e Rael è libero.


Giunge vagando a una strana fabbrica dove vengono assemblati esseri umani, ognuno con il suo bel futuro stampigliato come un marchio e tra i “prodotti finiti” pronti per la spedizione, insieme ad altri personaggi che hanno avuto un ruolo nella sua vita, egli può di nuovo scorgere il fratello. Questa visione di volti conosciuti fa riflettere Rael sul suo passato e sulle sue vicende di tutti i giorni.


Avanzando in una direzione apparentemente obbligata, il ragazzo giunge a un lungo corridoio dove molte persone si muovono lentamente carponi in direzione di una grossa e pesante porta di legno posta all’estremità opposta a quella da cui è entrato. Egli è l’unico che può muoversi liberamente e porre domande a quegli strani esseri condannati a strisciare. Giunto alla porta la apre e dietro trova una tavola imbandita con ogni ben di Dio, ma soprattutto, ben più importante per lui, una scala a chiocciola che sparisce in alto e che egli comincia subito a salire.


In cima alla scala si trova un’enorme caverna circolare dove una folla variegata discute animatamente su quale delle 32 porte che si trovano tutt’intorno alle pareti conduca alla libertà, dato che solo una conduce fuori mentre le altre riportano inesorabilmente indietro. Nella folla Rael incontra Lilith, una vecchia cieca che promette di portarlo in salvo grazie alla lieve brezza che soffia dalla porta giusta e che lei è in grado di cogliere grazie ai suoi sensi affinati da una vita vissuta al buio. Rael decide di fidarsi e si fa condurre in una stanza dove Lilith lo abbandona promettendogli che qualcuno verrà a prenderlo, però teme di essere caduto in trappola quando due globi luminosi entrano fluttuando a mezz’aria e sembrano volerlo aggredire. Terrorizzato, egli raccoglie delle pietre e manda i globi in frantumi, ma non appena questi si spezzano la volta crolla e per il protagonista sembra la fine. Trova però un passaggio tra le rocce e si salva ancora una volta.


Giunge così in una meravigliosa sala con un’ampia piscina di acqua calda e pensa di aver trovato un po’ di riposo, vede invece tre incredibili figure avanzare nuotando. Sono le meravigliose Lamia, esseri metà serpente e metà splendida donna, con le quali ha un’estatica esperienza sessuale. Non appena mordono la sua carne però, le Lamia muoiono e Rael, sconvolto per la perdita, si nutre dei loro corpi.


Lasciando la tragedia dietro di sé, il protagonista giunge a una strana colonia di grotteschi esseri deformi, gli Slippermen, che lo accolgono come uno di loro. Gli raccontano di essere tutti passati attraverso la stessa esperienza con le stesse Lamia, che si rigenerano ogni volta, e sono condannati per questo a passare la vita in una sfrenata e continua attività sessuale. Gli viene così svelata la tragica verità: anche lui è esattamente uguale agli altri e schiavo della stessa condanna, può però finalmente riunirsi al fratello, ridotto anch’egli a un informe ammasso di carne. Rael è sconfortato, ma dopo qualche tempo uno Slipperman gli rivela che se si ha il coraggio esiste una soluzione: si chiama castrazione. A praticarla è un medico pazzo che i fratelli dopo essersi consultati decidono di affrontare.

 

Il dottor Dyper, dopo averli operati consegna loro un ciondolo contenente il “frutto del peccato” da usare in caso di necessità e grazie al suo intervento, avvertendolo però con un certo anticipo. Mentre i due discutono della nuova situazione, un enorme corvo scende dall’alto e ruba i prezioso contenitore dalle mani di Rael.


Rael chiede aiuto a John, ma quest’ultimo non volendo rischiare il proprio carico, lo abbandona nuovamente al suo destino. Rael si lancia all’inseguimento del corvo in volo, solo per vederlo lasciar cadere il suo tesoro nelle tumultuose acque di un fiume sotterraneo. Mentre Rael scende una ripida parete per arrivare al fiume, ben deciso a riappropriarsi di ciò che è suo, sente delle grida di aiuto e vede il fratello dibattersi tra i flutti del fiume. Contemporaneamente scorge nella parete di roccia un’apertura che porta all’esterno, alla sua vecchia vita, che però si sta rapidamente chiudendo. Deve dunque decidere se fuggire salvando se stesso o salvare John e, pur disperato, volta le spalle alla finestra e si tuffa per salvare il fratello.


La lotta con la corrente è estenuante, ma quando finalmente i due raggiungono la riva Rael si accorge di qualcosa di incredibile: John ha il suo stesso volto! E mentre lo fissa stupito, come guardandosi allo specchio, una nebbia violacea li avvolge entrambi e in essa i fratelli si dissolvono.

 


Questo testo è tratto da un articolo scritto da Marco Simonetti e pubblicato su Ondarock

(www.ondarock.it/pietremiliari/genesis_thelamb.htm)

 


In The Cage

 

I got sunshine in my stomach
Like I just rocked my baby to sleep

I got sunshine in my stomach
But I can't keep me from creeping sleep
Sleep, deep in the deep

Rockface moves to press my skin
White liquids turn sour within
Turn fast - turn sour
Turn sweat - turn sour
Must tell myself that I'm not here
I'm drowning in a liquid fear
Bottled in a strong compression
My distortion shows obsession

In the cave
Get me out of this cave

If I keep self-control
I'll be safe in my soul
And the childhood belief
Brings a moment's relief
But my cynic soon returns
And the lifeboat burns
My spirit just never learns

Stalactites, stalagmites
Shut me in, look me tight
Lips are dry, throat is dry
Feel like burning, stomach churning

I'm dressed up in a white costume
Padding out left-over room
Body stretching, feel the wretching

In the cage
Get me out of the cage

In the glare of a light
I see a strange kind of sight
Of cages joined to form a star
Each person can't go very far
All tied to their things
They are netted by their strings
Free to flutter in memories of their wasted wings

Outside the cage I see my brother John
He turns his head so slowly round
I cry out "Help !" before he can be gone
And he looks at me without a sound

And I shout out "John, please help me !"
But he does not even want to try to speak
I'm helpless in my violent rage
And a silent tear of blood dribbles down his cheek

And I watch him turn again and leave the cage
My little runaway

In a trap, feel a strap
Holding still, pinned for kill
Chances narrow that I'll make it

In the cushioned straitjacket
Just like 22nd St.
And they got me my neck and feet
Pressure's building, can't take more
My headache's charged, earaches roar

In this pain
Get me out of this pain

If I could change to liquid
I could fill the cracks up in the rock
But I know that I am solid
And I am my own bad luck
Outside John disappears and my cage dissolves
And without any reason my body resolves


Keep on turning
Keep on turning
Turning around
Just spinning around
Down, down, down ...

 

 

C’è allegria nel mio stomaco

Come se avessi cullato il mio bambino per farlo addormentare

C’è allegria nel mio stomaco

E non riesco a trattenermi dal dormire

Dormire profondamente

 

Una superficie dura preme sulla mia pelle

Liquidi bianchi diventano acidi dentro

Diventano veloci – diventano acidi

Diventano dolci – diventano amari.

Devo convincermi che non sono qui

Sto affondando in una paura liquida

Imprigionato in una forte compressione,

La mia alterazione mostra ossessione

 

Nella grotta

Fatemi uscire da questa grotta!

 

Se mantengo l’autocontrollo

Avrò l’anima salva

E le credenze infantili

Portano conforto per un attimo

Ma il mio cinismo subito ritorna

E la scialuppa brucia

Il mio spirito non impara proprio mai

 

Stalattiti, stalagmiti

Mi rinchiudono, mi bloccano

Le labbra sono secche, la gola è asciutta

Mi sento come se bruciassi, lo stomaco si contorce

Sono vestito con un costume bianco

Che riempie il resto della stanza

Il corpo stiracchiato, sento lo squallore

 

Nella gabbia

Fatemi uscire da questa gabbia!

 

Nel bagliore della luce

Mi appare una strana visione

Di gabbie unite a formare una stella

Nessuno può andare molto lontano

Tutti legati alle loro cose

Sono intrappolati dai loro legami

Liberi solo di agitarsi nel ricordo delle loro ali ormai consumate

 

Fuori dalla gabbia vedo mio fratello John

Si guarda attorno molto lentamente

Grido “Aiuto” prima che se ne vada

E lui mi guarda senza emettere un suono

 

Io urlo “John, ti prego, aiutami!”

Ma lui neanche tenta di parlare

Sono impotente nella mia rabbia disperata

Ed una silenziosa lacrima di sangue gli scivola giù per la guancia


E lo vedo voltarsi di nuovo ed abbandonare la gabbia

La mia piccola speranza di fuga

 

Nella trappola sento la cinghia

Che mi stringe ancora, stringe per uccidere

Le speranze che io possa farcela diminuiscono

Nella camicia di forza imbottita.

Proprio come nella ventiduesima strada

Quando mi presero per le mani e per i piedi

La pressione aumenta, non ce la faccio più

La testa satura, le orecchie che rombano

 

Nel dolore

Fatemi uscire da questo dolore

 

Se potessi diventare liquido

Potrei scivolare tra le fessure della roccia

Ma sono solido

E questa è la mia disgrazia

Ma fuori John scompare e la gabbia si dissolve

E senza alcun motivo il mio corpo inizia a girare

 

Continua a girare

Continua a girare

Gira intorno

Ruota intorno

In giù, in giù, in giù …

 

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11 aprile 2009 6 11 /04 /aprile /2009 14:40

 

 


  O Fortuna


http://www.m13.it/immagini/gallery/luna/luna-fabrizio.jpg


 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

O Fortuna,

velut Luna

statu variabilis,

semper crescis

aut decrescis ;

 

Vita detestabilis

nunc obdurat

et

tunc curat

ludo mentis aciem,

egestatem

potestatem

dissolvit ut glaciem

 

Sors immanis et inanis

rota tu volubilis

status malus

vana salus

semper dissolubilis,

obumbrata et velata

michi quoque niteris;

 

Nunc per ludum dorsum nudum
fero tui sceleris

 

Sors salutis et virtutis

michi nunc contraria est

affectus et defectus

semper in angaria;

Hac in hora

sine mora

cordum pulsum tangite;

 

 

Quod per sortem

sternit fortem

mecum omnes plangite

 

O 'Sorte',

come la Luna

mutevole,

sempre cresci

o decresci;

 

Vita odiosa (che)

ora abbatti

e

poi conforti

a turno i desideri della mente,

(e) dissolvi come ghiaccio

miseria e

potenza

 

'Sorte' possente e vana,

mutevole ruota,

maligna natura,

vuota prosperità

che sempre ti dissolvi,

ombrosa e velata,

sovrasti anche me;

 

Ora al gioco del tuo capriccio

io offro la schiena nuda;

 

Le sorti della salute e del successo

ora mi sono avverse,

tormenti e privazioni

sempre mi tormentano;

 

In quest’ora

senza indugio

battano i vostri cuori

(risuonino le vostre corde)

 

A caso ella (la 'Sorte')

abbatte chi è forte

Piangete tutti con me

 

 

 

 

 






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5 aprile 2009 7 05 /04 /aprile /2009 02:41

 

JIM MORRISON

jim morrison

  

 

Era come pensavi Jim?

Te la sei goduta quando è arrivata?

Dicevi che l’avresti fatto…

 

 

The severed garden

 

Aspettano di portarci nel Giardino reciso…

 

Come pallida, gioiosa, fremente

arriva la Morte all’ora strana

 

Inattesa, imprevista…

 

come un’orride ospite compagnona

che ti sei portata a letto…

 

La Morte ci rende tutti Angeli

Ci da ali dove avevamo spalle lisce

come artigli di corvo

 

Via i soldi, via i bei vestiti

 

L’altro Regno sembra migliore di questo

finchè l’altra sua fauce… non svela l’incesto

e una vaga obbedienza…

… alle leggi vegetali

 

Io non ci andrò

 

Preferisco una Festa di Amici

a una Famiglia gigante

 

 



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2 aprile 2009 4 02 /04 /aprile /2009 23:59



Brano tratto da "Genesis - La loro leggenda" di Armando Gallo, 1981.


La Frattura

The Lamb Lies Down On Broadway è stata una pietra miliare non solo per la carriera dei Genesis, ma in tutta la storia dell'industria discografica.
Forse la trama risulta un po' oscura, ma personalmente credo che colui che non è riuscito a penetrarla abbia perso l'occasione di vivere una dimensione tutta particolare di simboli ed immagini.

The Lamb entrò comunque nella leggenda quando i Genesis lo rappresentarono nella sua intera complessità in 102 spettacoli, in America ed Europa.
Sul palco Gabriel, nella parte di Rael, il protagonista, appariva e spariva in nuvole di fumo, cantando tutti gli episodi di quella straordinaria avventura. Ma in questa sceneggiatura, carica di effetti strabilianti, il resto della band restavano praticamente ignorati. E naturalmente per la stampa Peter divenne un idolo, con la conseguenza che le tensioni all'interno del gruppo raggiunsero livelli ormai insopportabili.





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29 marzo 2009 7 29 /03 /marzo /2009 23:19
Il cuore che ride 

la tua vita è la tua vita. 
non lasciare che le batoste la sbattano nella cantina dell'arrendevolezza. 
stai in guardia. 
ci sono delle uscite.
da qualche parte c'è luce. 
forse non sarà una gran luce ma la vince sulle tenebre. 
stai in guardia. 
gli dei ti offriranno delle occasioni. 
riconoscile, afferrale. 
non puoi sconfiggere la morte ma puoi sconfiggere la morte in vita, qualche volta. 
e più impari a farlo di frequente, più luce ci sarà. 
la tua vita è la tua vita. 
sappilo finché ce l'hai. 
tu sei meraviglioso gli dei aspettano di compiacersi in te.

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29 marzo 2009 7 29 /03 /marzo /2009 21:53


Dioniso incarna tutto ciò che vi è di istintivo, sensuale, caotico e irrazionale nella vita.


Nietzsche fece notare che la vita stessa, come principio che anima i viventi, era istintività, sensualità, caos e irrazionalità e per questo non poté che vedere in Dioniso la perfetta metafora dell'esistenza. Ciò che rende vivo i viventi è infatti un qualcosa di misterioso, qualcosa che sembra riguardare da vicino quell'energia priva di qualsiasi prevedibilità che è la fonte prima a cui attinge ogni cosa animata (è l'energia delle passioni, che fluttuano caotiche nel corpo e nello spirito degli uomini).

 








I tratti di Dioniso incarnano lo spirito di tutto ciò che vuole vivere: egli è il dio della vegetazione, la cui cieca rigogliosità si spinge ovunque le sia permesso spingersi, nonché della fertilità, il principio per cui dalle cose vive si generano i viventi. Ma non solo, Dioniso è il dio dell'uva e del vino, e quindi è il nume tutelare dell'ebrezza e della perdita della ragione. Dioniso toglieva le inibizioni, riconduceva gli uomini al loro stato primordiale e selvaggio, li faceva ballare, gridare, agitare, cadere nell'esaltazione parossistica che portava all'orgia e alla violenza, la quale era privata del suo significato negativo, in quanto nulla si riteneva giusto o ingiusto in regime di delirio.


 

Le Baccanti erano le sacerdotesse di Dioniso, venivano comunemente rappresentate nel delirio dell'ebbrezza, con gli occhi stravolti, la voce rauca e minacciosa, coi capelli sciolti e sparsi sulle spalle, nella foga del furore e dell'entusiasmo.Vestite con pelli animali, con in testa una corona di edera o quercia o abete, esse celebravano il dio cantando, danzando e vagando come animali per monti e foreste.

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25 marzo 2009 3 25 /03 /marzo /2009 23:04
 

The cinema show, 1973

(Phil Collins, Peter Gabriel, Mike Rutherford, Steve Hackett, Tony Banks)

Home from work our Juliet
Clears her morning meal.
She dabs her skin with pretty smells
Concealing to appeal.
I will make my bed,
She said, but turned to go.
Can she be late for her cinema show?
Romeo locks his basement flat,
And scurries up the stair.
With head held high and floral tie,
A weekend millionaire.
I will make my bed
With her tonight, he cries.
Can he fail armed with his chocolate surprise?
Take a little trip back with father Tiresias,
Listen to the old one speak of all he has lived through.
I have crossed between the poles, for me there's no mystery.
Once a man, like the sea I raged,
Once a woman, like the earth I gave.
But there is in fact more earth than sea.


Torna indietro nel tempo con padre Tiresia,

Ancora il vecchio che racconta di tutto quello che ha vissuto.

Sono stato ovunque, per me non c'è mistero.

Quando ero uomo, come il mare mi infuriavo,

Quando ero donna, come la terra donavo.

In realtà c'è più terra che mare.... 

 

 

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25 marzo 2009 3 25 /03 /marzo /2009 21:53


Il mito racconta che Tiresia passeggiando sul monte Cillene vide due serpenti che copulavano, ne uccise la femmina perché quella scena lo infastidì. Nello stesso momento Tiresia fu tramutato da uomo a donna. Visse in questa condizione per sette anni provando tutti i piaceri che una donna potesse provare. Passato questo periodo venne a trovarsi di fronte alla stessa scena dei serpenti. Questa volta uccise il serpente maschio e nello stesso istante ritornò uomo.

 


Un giorno Zeus ed Era si trovarono divisi da una controversia: chi potesse provare in amore più piacere: l’uomo o la donna.
Non riuscendo a giungere ad una conclusione, dato che Zeus sosteneva che fosse la donna mentre Era sostenezeusva che fosse l’uomo, decisero di chiamare in causa Tiresia, considerato l'unico che avrebbe potuto risolvere la disputa essendo stato sia uomo che donna.
Interpellato dagli dei, rispose che il piacere sessuale si compone di dieci parti: l’uomo ne prova solo una e la donna nove, quindi una donna prova un piacere nove volte più grande di quello di un uomo.
La dea Era, infuriata perché l’indovino aveva svelato un tale segreto, lo fece diventare cieco, ma Zeus, per ricompensarlo del danno subito, gli diede la facoltà di prevedere il futuro e il dono di vivere per sette generazioni.
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