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Genesis, The Lamb lies down on Broadway
La trama
Rael è un teppista dei bassifondi di New York che una mattina, di ritorno da una delle sue scorribande notturne, viene colpito dalla visione di un agnello, un semplice ma incongruente agnello, sdraiato quasi a sbarrargli il cammino sul marciapiede di Broadway, tra i vapori che escono dalle grate degli impianti di riscaldamento. Mentre Rael fissa questo animale, una sorta di schermo solido su cui si proiettano immagini della vita di New York scende dal cielo e avanza verso di lui. Paralizzato dal terrore, egli non può fuggire finché lo schermo lo colpisce e al momento dell’urto egli sviene. Si riprende in uno strano mondo sotterraneo dove vivrà una fitta serie di avventure tra il mistico e il simbolico, imparando così a conoscere se stesso.
Il dottor Dyper, dopo averli operati consegna loro un ciondolo contenente il “frutto del peccato” da usare in caso di necessità e grazie al suo intervento, avvertendolo però con un certo anticipo. Mentre i due discutono della nuova situazione, un enorme corvo scende dall’alto e ruba i prezioso contenitore dalle mani di Rael.
Questo testo è tratto da un articolo scritto da Marco Simonetti e pubblicato su Ondarock (www.ondarock.it/pietremiliari/genesis_thelamb.htm). |
In The Cage
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I got sunshine in my stomach I got sunshine in my stomach Outside the cage I see my brother John And I watch him turn again and leave the cage
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C’è allegria nel mio stomaco Come se avessi cullato il mio bambino per farlo addormentare C’è allegria nel mio stomaco E non riesco a trattenermi dal dormire Dormire profondamente
Una superficie dura preme sulla mia pelle Liquidi bianchi diventano acidi dentro Diventano veloci – diventano acidi Diventano dolci – diventano amari. Devo convincermi che non sono qui Sto affondando in una paura liquida Imprigionato in una forte compressione, La mia alterazione mostra ossessione
Nella grotta Fatemi uscire da questa grotta!
Se mantengo l’autocontrollo Avrò l’anima salva E le credenze infantili Portano conforto per un attimo Ma il mio cinismo subito ritorna E la scialuppa brucia Il mio spirito non impara proprio mai
Stalattiti, stalagmiti Mi rinchiudono, mi bloccano Le labbra sono secche, la gola è asciutta Mi sento come se bruciassi, lo stomaco si contorce Sono vestito con un costume bianco Che riempie il resto della stanza Il corpo stiracchiato, sento lo squallore
Nella gabbia Fatemi uscire da questa gabbia!
Nel bagliore della luce Mi appare una strana visione Di gabbie unite a formare una stella Nessuno può andare molto lontano Tutti legati alle loro cose Sono intrappolati dai loro legami Liberi solo di agitarsi nel ricordo delle loro ali ormai consumate
Fuori dalla gabbia vedo mio fratello John Si guarda attorno molto lentamente Grido “Aiuto” prima che se ne vada E lui mi guarda senza emettere un suono
Io urlo “John, ti prego, aiutami!” Ma lui neanche tenta di parlare Sono impotente nella mia rabbia disperata Ed una silenziosa lacrima di sangue gli scivola giù per la guancia La mia piccola speranza di fuga
Nella trappola sento la cinghia Che mi stringe ancora, stringe per uccidere Le speranze che io possa farcela diminuiscono Nella camicia di forza imbottita. Proprio come nella ventiduesima strada Quando mi presero per le mani e per i piedi La pressione aumenta, non ce la faccio più La testa satura, le orecchie che rombano
Nel dolore Fatemi uscire da questo dolore
Se potessi diventare liquido Potrei scivolare tra le fessure della roccia Ma sono solido E questa è la mia disgrazia Ma fuori John scompare e la gabbia si dissolve E senza alcun motivo il mio corpo inizia a girare
Continua a girare Continua a girare Gira intorno Ruota intorno In giù, in giù, in giù …
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